• Prof. Deodato Assanelli

Homo Sportivus


Da rito a spettacolo delle possibilità del corpo umano a stile di vita. Nei secoli il significato, la pratica e la diffusione dello sport si sono evoluti fino a oggi, dove l’esercizio fisico è sempre più un alleato fondamentale della salute. Il bello della competizione, le visite per l’idoneità sportiva, il professionismo, i rischi del doping e la necessità di costruire una rete multidisciplinare - dal medico di famiglia a quello sportivo fino allo specialista - per valorizzare pienamente questa straordinaria via di salute. Intervista a Deodato Assanelli • Specialista in Cardiologia, Medicina Interna, Medicina dello Sport • Professore di Medicina dello Sport e dell’Esercizio, Università di Brescia • Presidente della SIMSE, Società Italiana di Medicina dello Sport e dell’Esercizio > simse.org di Luisa Castellini Come è cambiata la percezione dello sport? Un tempo era la dimostrazione dei livelli che può raggiungere l’uomo con costanza e metodo mettendo a frutto le sue capacità innate e la preparazione atletica. Oggi è una pratica più diffusa, anche se non ancora abbastanza, a ogni livello. La competizione, vissuta in modo equilibrato, è da sempre un ottimo strumento per affinare le capacità individuali: lo sport comporta un confronto a qualsiasi livello, amatoriale o agonistico. Per iniziare a praticare uno sport, è spesso necessario dotarsi di attrezzature, strumenti e abbigliamento adeguati. Questo non è un problema nel professionismo ma per le famiglie che vogliono avviare i bambini allo sport e la pratica amatoriale è un investimento. Il ritorno comunque è sempre alto: lo sport aiuta la socializzazione, favorisce l’integrazione e forma il carattere. Quando lo sport diventa un lavoro? Il rewarding si ha solo con determinati risultati e negli sport più diffusi. Da questo punto di vista lo sport è molto ingiusto. Ci sono categorie di atleti che non guadagnano se non a livelli altissimi. Il ritorno economico e di immagine è invece un lavoro negli sport che generano business. Il professionista è come una piccola azienda a cui lavorano anche 8-10 persone. Una zona grigia è l’uso di sostanze dopanti… Per ottenere risultati migliori a volte si ricorre all’impiego illecito di integratori vietati e sostanze dopanti come una tantum ci ricordano le cronache. Il problema è molto vasto e ha molte sfaccettature. Anzi tutto bisogna considerare la frequenza dei controlli - gestiti ancora dal Coni - diversa da una disciplina all’altra. Si va dagli estremi del ciclismo - con 52 controlli casuali l’anno: se lo sportivo rifiuta tre volte viene considerato automaticamente positivo - al calcio dove sono rari. Secondo uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità gli sportivi nei quali è stato riscontrato un più alto numero di sostanze sono quelli di bocce perché anziani e spesso assumono farmaci. Gli sportivi più virtuosi sarebbero i calciatori. Quali sono le più comuni? Gli androgeni, gli stimolanti come la caffeina - la cui assunzione viene incrementata magari a livello di 15/20 caffè al giorno – l’eritropoietina (EPO) ma anche l’autotrasfusione per avere più globuli rossi e quindi ossigeno a disposizione durante la competizione e molti altri. Quali sono i rischi per la salute? Sono diversi e importanti: aritmie, peggioramento di malattie cardiache non note, della pressione arteriosa, impotenza. La disidratazione può peggiorare gli effetti del doping e con un clima molto caldo può essere devastante. Non dimentichiamo poi i rischi di problemi psichici, alterazioni metaboliche, tumori, sterilità, che sono emersi in seguito allo scandalo della Germania dell’Est che per anni, grazie a un doping di stato, è stata in testa nel medagliere olimpico in varie discipline. Il saldo è stato carissimo: la Germania dopo la riunificazione ha riconosciuto e risarcito le vittime delle conseguenze del doping di stato. Come si articola la visita per l’idoneità sportiva? In Italia ci sono molti giovani che praticano sport a diversi livelli, almeno 3 milioni. Il problema è che la visita non si differenzia in base all’intensità dell’impegno, è la stessa visita istituita nel 1982. Non tiene conto se l’atleta si alleni 2 o 20 ore a settimana. La visita prevede anche un ECG sotto sforzo e la spirometria, oltre ad altri esami. Quando è obbligatoria? A partire dall’età agonistica stabilita dalle federazioni, inserita nei LEA, è pagata dalle Regioni nei minori: 70 euro ad atleta per 3 milioni di visite. Per diversi sport (danza, ginnastica) l’età d’inizio dell’agonismo è di 8 anni. I pediatri ritengono che, fino a 12 anni, lo sport dovrebbe essere un gioco e non una competizione, ma le regole e la prassi di alcuni sport contrastano con tali conclusioni. Le visite agonistiche sono rimborsate fino ai 18 anni dal SSN; nei maggiorenni spesso sono sufficienti i certificati di buona salute e, se gareggiano, si pagano la visita agonistica. In che modo andrebbe ripensata? Quando è stata istituita, nel 1982, l’obiettivo era prevenire le morti improvvise riconoscendo malattie familiari genetiche a bassa prevalenza (1/1000 nella miocardiopatia ipertrofica e 1/5000 su quasi tutte le altre). Il modello italiano ha fatto scuola in Europa e non solo ma nessun paese, fuori dall’Italia, fa il test da sforzo e la spirometria nei dilettanti né una visita ogni anno. L’epidemiologia, in quasi 40 anni, è profondamente cambiata: ora il problema sono il diabete, l’obesità, le malattie croniche e gli anziani. È più importante l’esercizio fisico adattato e molto meno lo sport. La legislazione attuale sulle visite agonistiche e non agonistiche non è più adeguata ai bisogni attuali. Abbiamo una prevalenza di bimbi obesi, futuri malati cronici, che è tra le più alte d’Europa e non c’è alcuna continuità assistenziale tra medici dello sport, medici di base e pediatri: anche in Lombardia la visita agonistica non viene tracciata dalla carta SISS, che consentirebbe di veicolare le informazioni sanitarie. Non esistono dati epidemiologici controllati sull’esito delle visite agonistiche, né indicatori di risultato delle visite agonistiche e non. Quali sono le condizioni più trascurate dagli sportivi? Obesità e asma bronchiale: molti pazienti si rivolgono all’allergologo o improvvisano terapie senza diagnosi usando gli spray inalatori prima delle partite.

DOPING Per ottenere risultati migliori molti ricorrono a integratori, sostanze dopanti o autotrasfusioni con gravi conseguenze sulla salute. A rischiare di più sono i dilettanti, che si affidano al passaparola, a internet e all’improvvisazione. I professionisti sono sottoposti a controlli, diversi da una disciplina all’altra, e sono sempre seguiti da un medico. Boby building e pesistica sono gli ambiti nei quali l’abuso di sostanze sembra essere più frequente.

PER TUTTI Per fare esercizio fisico non è necessario competere, basta muoversi con regolarità. A trarre maggiore beneficio dallo sport sono i malati cronici, in particolare cardiovascolari, oncologici o con diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, o obesità. I portatori di handicap che praticano uno sport soffrono tre volte meno di depressone. I bambini affetti da malattie oncologiche chiedono sempre se potranno tornare a giocare: prevedere un futuro migliore e aiutarli a ricominciare a muoversi appena possibile migliora la cura e il recupero psicofisico. Alcuni pazienti con diabete di tipo 1 che praticano ad altissimo livello hanno trovato nello sport una forte ragione di vita. Hanno migliorato il tono dell’umore e hanno una condizione fisica che li soddisfa e che sarebbe impensabile se fossero stati sani sedentari. Sono convinti che lo sport abbia migliorato molto la loro qualità di vita.

Foto © Depositphotos.com

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