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Storia della Farmacia


Il manuale di René Cerbelaud e i cosmetici in farmacia all’inizio del Novecento


Antonio Corvi

• Officina Farmaceutica Antonio Corvi, Piacenza


I primi cosmetici preparati dagli antichi speziali furono quelle miscele di olio e cera chiamate Unguento d’Ippocrate e poi infrigidante di Galeno se vi era anche l’essenza di rose. Lo scopo di questo cold cream ante litteram era curare le imperfezioni della pelle piuttosto che creare la bellezza o ripristinarla. Di questo si occupavano i pigmentari della Roma imperiale, se non vogliamo risalire addirittura all’Egitto, coi colori per il viso e i capelli. Dal Medioevo, più di un autore si proclamava maestro di prodotti di bellezza. Fu però una Farmacopea diffusa oltre i confini del proprio Protomedicato a chiamare i farmacisti a preparare “Acque odorose e Composizioni fucate”. A scriverla, un fisico del Collegio Mediolanense, Brando Francesco Castiglioni, figlio del Protomedico Giovanni Onorato, autore del Prospectus Pharmaceuticus che tutti i medici e i farmacisti del Ducato dovevano osservare. Il manuale del giovane fisico, che illustra in 102 pagine spiriti, estratti e belletti, compare nell’appendice ricevendo così ufficialità. Ma i farmacisti, ancora per un secolo, non entrano in questo mercato se non per preparare qualche pomata. I testi di madame Pochetti e Isabella Cortese restano il vangelo per le dame che preferivano preparare da sé i mezzi per aumentare la propria seduzione.

Alla fine del XVIII secolo la farmacia entra in crisi per l’abbandono delle antiche formule, sostituite da pochi elementi. La Callopistria del chimico tedesco Bartolomeo Trommsdorff stimolò l’aumento dei prodotti “da banco”: nella prefazione l’autore presta omaggio al senso dell’olfatto che già negli antichi tempi “accrebbe il piacere della società e della solitudine”.


Il Formulaire di René Cerbelaud

Farmacista e chimico parigino, interno all’Ospedale di Parigi e allievo all’Istituto Pasteur, René Cerbelaud è l’autore del famoso Formulaire de principales spécialités de Parfumerie et de Pharmacie. Una raccolta delle specialità francesi e inglesi facili da preparare e difficili da procurarsi. Nella prefazione, parte dal motto Natura non facit saltus. La nuova industria fabbrica in qualche ora quello che la natura impiega mesi o anni a elaborare: purtroppo l’orizzonte è già dominato dai prodotti sintetici. Da qui la necessità di pubblicare una “raccolta tecnica” con formule utili: ai farmacisti interessava la preparazione dei cosmetici, non compresi nelle farmacopee, e che il secolo aveva arricchito di molte materie prime! L’edizione è curatissima: copertina rigida verde-mare, ottima rilegatura, con caratteri di varia dimensione: è il trionfo del bello e del moderno. I capitoli sono in ordine alfabetico e non vi è divisione netta dai prodotti terapeutici; così gli Alcolats hanno una concentrazione alcolica libera se appartengono alla profumeria, mentre per le frizioni dovevano rispettare il grado scritto nel Codex in vigore. Nel volume troviamo bagni alcalini e solforati e contro le rughe: bastava introdurre nell’acqua tiepida mezzo Kg di amido di riso o fecola di patate e polvere d’iris. Ci sono balsami e ben 7 brillantine: la base è per lo più costituita da olio di ricino in soluzione alcolica aromatizzata con estratto di gelsomino ed essenza di bergamotto. Dei Cold-creams, l’autore spiega come evitare l’irrancidimento - con la sostituzione dell’acqua con glicerina e anche qualche grammo di ac. salicilico - e ne sciorina 11 formule, alcune con essenze odorose, ma per lui sono giù superate dalle creme alla vaselina e lanolina. Ci sono poi ricette per il trucco e per creare una base per fissare le ciprie, per le creme agli stearti e a base di vaselina e lanolina. Non manca la profumeria con 11 tipi di acqua di colonia, che imitano l’originale di Jean Marie Farina. La preferita? Non mancano formule dedicate al viso, alla cura dei capelli, antisettiche e dentifrici astringenti. Un problema nuovo e di difficile soluzione era di trovare depilatori, accentuato dall’accorciarsi delle gonne. A questo rispondono 11 formule ma quelle a base di arsenico, note in Oriente, sono scartate per la tossicità. Come base rimane la calce viva addizionata da

ugual quantità d’amido oltre al 10% di solfuro di sodio. Vi sono poi le Ciprie, dette anche polveri di riso, anche colorate (terra di Siena, caolino, carminio) con 7 formule e 10 essenze. Precoce l’attenzione ai depositi di grasso, con soluzioni da far assorbire via massaggio. Il capitolo finale è dedicato ai Vinaigre de toilette: 8 formule per togliere l’odore sgradevole con 12 tipi aromatizzati. Il manuale, con le sue 692 pagine, sarà utilissimo ai farmacisti avvicinandoli a nuovi componenti utili per soddisfare le richieste del mercato medio avvicinandosi per qualità alle ormai numerose ditte specializzate, soprattutto francesi, anche se le formule dedicate alla nobiltà restano in parte un segreto della Belle Époque.

Per il viso

La lozione per la beltà del viso è composta da glicerina, acqua di rose e acqua di lauroceraso. Quella consigliata dalla ditta Roberts contiene anche qualche goccia di eosinato di potassio contro le macchie.

Per i capelli

Il Formulaire consiglia soluzioni acquose o alcoliche. Le tinture comprendono componenti organici e metallici: le più usate sono miste come quelle al nitrato d’argento e acido pirogallico per le tinte dal castano chiaro al bruno foncé. E per la calvizie? Il rimedio era una pomata al midollo di bue fuso con essenza di bergamotto e geranio.

Foto © Officina Farmaceutica Antonio Corvi, Piacenza

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