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La dieta mediterranea a portata di globo

Aggiornamento: 13 giu 2023


Parte la sfida: la Dieta Mediterranea diventa planetaria. Obiettivo: promuovere un modello alimentare migliorato, salutare, adatto alle condizioni climatiche e rispettoso delle risorse naturali. Una dieta capace di prevenire patologie e far fronte alle sfide ambientali, economiche e sociali del futuro


Salutare, equilibrata e sostenibile. È la Dieta Mediterranea. Dichiarata il 16 novembre 2010 Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco, dal 2017 detiene il primato di stile alimentare più salutare al mondo. A incoronarla è la classifica stilata dall’U.S. News & World Report. Il merito? Favorire la longevità e prevenire malattie croniche non trasmissibili; ridurre del 30% il rischio di eventi cardiovascolari gravi, come infarto e ictus e le probabilità di sviluppare diabete di tipo 2, nonché di dimezzare quelle di tumore all’endometrio nelle donne.



ALLA CONQUISTA DEL MONDO


Perché allora non dare la possibilità ai paesi di tutto il mondo di poterla seguire, beneficiando dei suoi innumerevoli effetti positivi? La sfida più grande che l’umanità deve affrontare è proprio quella di garantire un’alimentazione sana e sostenibile per tutti. Si stima infatti che la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi entro il 2050. In questo contesto, la Dieta Mediterranea rappresenta un importante modello da seguire.



MEDITERRANEA E GLOBALE


C’è una nuova cultura alimentare emergente che mira a fare della dieta Mediterranea uno stile alimentare adottabile a livello mondiale, anche in quei Paesi in cui certi prodotti per ragioni climatiche e culturali non si trovano. Come? Adattando la tipica “piramide alimentare” della dieta - di cui l’Italia è portabandiera, assieme a Cipro, Croazia, Grecia, Portogallo, Spagna e Malta - agli ingredienti disponibili nei diversi paesi del globo.



NASCE LA DIETA PLANETERRANEA


Così, l’Università Federico II di Napoli, lancia una proposta e Nature, la prestigiosa rivista scientifica, la accoglie. Un progetto di ricerca internazionale -elaborato dalla Cattedra Unesco di Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile, guidato da Annamaria Colao, ordinario di Endocrinologia e presidente dell’Associazione Italiana di Endocrinologa- che mira a esportare la Dieta Mediterranea adattandola ai cibi “giusti” di ogni continente. Una rivoluzione alimentare a tutto vantaggio della salute, dell’economia, del benessere dei lavoratori e della salvaguardia dell’ambiente. È la Dieta “planeterranea”.



DALLA PAPAYA ALLE NOCI PECAN


Ma quali sono i cibi individuati come validi sostituti di quelli “mediterranei”? Avocado, papaya, banane verdi e bacche di andaçaí sono fonti di acidi grassi monoinsaturi (MUFA), micronutrienti e polifenoli, un’alternativa all’olio extravergine di oliva in America Latina. In Africa Centrale, manioca e teff possono invece sostituire i cereali integrali, difficili e dispendiosi da coltivare. L’olio di canola e le noci pecan in Canada contengono acidi grassi monoinsaturi e fitosteroli e sono benefici anche perché riducono i livelli di colesterolo LDL. In Australia la noce di macadamia, la prugna di Davidson, la bacca di pepe, il finger lime e il bush tomato svolgono un’azione antiossidante e antinfiammatoria. Stesse proprietà in Asia hanno il sesamo e la soia. Le alghe wakame, la spirulina e altre microalghe sono una riserva importante di polisaccaridi complessi, minerali, proteine e vitamine in tutti i Paesi Orientali.

 

Foto © Depositphotos.com

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