L’ANTICO CAMELIETO DEL CASTELLO DI MIRADOLO


Un’oasi di bellezza con vista sul Monviso custode di un segreto fiorito: è il Castello di Miradolo. Un’antica dimora che ospita il suggestivo giardino gioiello con oltre 160 esemplari di camelie tra le più antiche e rare d’Italia.


Grazie alle infinite sfumature, al portamento raffinato e alla capacità di crescere rigogliosa, questa straordinaria corolla senza profumo è diventata la Regina indiscussa dei giardini più eclettici, dove si coltivavano e si coltivano tuttora, varietà di camelie insolite e pregiate. Camelie che sbocciano da marzo in poi, talvolta anche in inverno. È la “Signora” della bella stagione, che ha saputo trasformare il parco del Castello di Miradolo in pura magia.



RECUPERO, SALVAGUARDIA E RISCOPERTA


Una pianta simbolo di eleganza e raffinatezza che torna all’antico splendore nel “Camelieto” del Castello di Miradolo, un affascinante esempio di architettura neogotica che sorge all’imbocco della Val Chisone a una quarantina di chilometri da Torino. Con oltre 160 esemplari di camelie, tra le varietà più antiche e rare d’Italia, ha preso il via il progetto di recupero, tutela e valorizzazione di questa antica pianta, originaria del Sud Est asiatico. Recupero a cura della Fondazione Cosso, in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) e della Società Italiana della Camelia di Verbania, con il contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo.



CAMELIE OTTOCENTESCHE E NON SOLO


Nell’ambiente protetto del parco si trovano giovani esemplari propagate da piante vetuste appartenenti a due tra le collezioni di camelie più antiche e pregevoli d’Italia, provenienti dal giardino dell’ex Albergo Eden di Verbania Pallanza e dal Parco di Villa Durazzo Pallavicini di Genova Pegli. Alle camelie ottocentesche introdotte dalla Contessa Sofia Cacherano di Bricherasio, ultima discendente della famiglia e proprietaria della dimora fino al 1950, si affiancano così le nuove Cultivar, recuperate e salvate dall’abbandono.



UN FASCINO CHE NON TRAMONTA


Dopo anni gloriosi caratterizzati dalla presenza quasi obbligatoria delle camelie nei giardini dell’Ottocento, sul finire del secolo scorso tale interesse si affievolì. Molti vivai chiusero e la nomenclatura si perse nelle collezioni e nei giardini botanici. L’assenza di profumo, che accomuna le camelie, fu additata come la principale causa della perdita di interesse. A metà degli anni 60’, grazie però ad alcuni studiosi ed esperti floricoltori della Società Italiana della Camelia, l’attenzione rinasce in un’ottica di tutela della biodiversità.



IL GIARDINO E IL CASTELLO DELLE MERAVIGLIE


Un parco che profuma di magia. Un luogo incantato che sembra essere uscito da un libro delle fiabe. Un ambiente protetto che con l’arrivo della bella stagione si colora di una moltitudine di petali di tutte le tonalità di rosa e si diffonde nell’aria una fragranza inebriante. Dalla struttura all’inglese, il parco si arricchisce di corsi d’acqua e alberi monumentali che creano un’atmosfera pittoresca. Altrettanto suggestivo è il Castello di Miradolo, un affascinante esempio di architettura neogotica. Residenza nobiliare appartenuta alle famiglie Massel di Caresana e Cacherano di Bricherasio fino al 1950, deve la sua attuale conformazione a Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, detta “Babet”, che negli anni Venti dell’Ottocento intervenne sulla facciata del Palazzo. Dopo anni di incuria e abbandono il castello, acquistato da un gruppo di privati, è stato affidato alla Fondazione Cosso che lavora per restituire alla comunità un patrimonio storico, architettonico e naturalistico estremamente prezioso.



CAMELIE: LA STORIA


Era il 1760 quando nel giardino della Reggia di Caserta grazie all’amicizia di Lord Nelson con l’ambasciatore inglese Sir Hamilton, giunse la prima camelia. Oltre i confini nazionali pare abbia fatto la sua apparizione nel giardino di Malmaison su richiesta di Giuseppina, moglie di Napoleone I di Francia. In Europa divenne di gran moda nell’Ottocento quando le signore dell’alta società, ma anche gli uomini, la usavano come ornamento dei propri abiti. Un fiore che varcò la soglia della letteratura con Alexandre Dumas che nel 1848 pubblicò “La dame aux camélias”, ripreso da Giuseppe Verdi nella Traviata (1853). A decretarne il successo sarà Coco Chanel che scelse la camelia come simbolo della sua prestigiosa Maison.



CAMELIE: LA LEGGENDA


Un’antica leggenda narra che un giorno Cupido, il Dio dell’amore, si adirò con la madre Venere perché osava amoreggiare con Marte senza l’ausilio delle sue frecce. Venere, l’indiscutibile Dea dell’Amore, offesa per questa intromissione, chiese alle Grazie di punire il figlio frustandolo con delle rose, ma le Grazie non volevano ferirlo e così scelsero le camelie, molto simili alle rose ma senza spine. Venere, scoperto l’inganno si sdegnò nuovamente e stavolta decise di vendicarsi sulla pianta stessa ordinando che venisse esiliata in un’isola sconosciuta e lontana condannata da un incantesimo che le tolse lo splendido profumo.


 

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