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Guanti e mascherine: Li usiamo bene?


Chirurgica o handmade? Monouso o lavabile? Nelle ultime settimane abbiamo imparato a riconoscere i vari tipi di mascherine ma spesso non le usiamo bene.


Dal fumatore che la tiene abbassata sul mento per accendersi una sigaretta alla signora che la scosta dal viso per parlare al cellulare. Basta un attimo: impiegare correttamente i dispositivi di protezione individuale non è facile. Lo stesso accade, infatti, con i guanti. Ci sentiamo più protetti e spesso dimentichiamo le principali norme di sicurezza. Ci sistemiamo la mascherina mentre facciamo la spesa, dopo aver toccato superfici e denaro, e poi mettiamo gli occhiali o leghiamo i capelli. Se l’imprudenza è così a portata di mano, anzi di guanto, come possiamo migliorare? Ecco qualche consiglio pratico.


Continuiamo a lavarci spesso, e bene, le mani, con acqua e sapone o un’apposita soluzione alcolica. Manteniamo la distanza di sicurezza e prestiamo sempre attenzione ai contesti nei quali ci troviamo. Parte da qui la nostra nuova routine, che ha nella mascherina e nei guanti due alleati importanti. Indossare la mascherina è obbligatorio nei luoghi chiusi pubblici, come autobus e negozi, e quando non si riesce a mantenere la distanza di sicurezza: in alcune regioni sempre, anche all’aperto. In questi mesi abbiamo imparato a distinguere i vari tipi di mascherine. Le chirurgiche nascono per uso sanitario e sono certificate in base al filtraggio.


Quelle di comunità non sono soggette a certificazioni particolari ma aiutano comunque a ridurre la circolazione del virus se adeguate. Devono essere in materiale multistrato (non tossico, allergizzante o infiammabile) e non rendere difficile la respirazione. Spesso sono lavabili in lavatrice, riutilizzabili e disponibili più piccole e colorate per i bambini: dai 6 anni, infatti, l’uso è obbligatorio anche per loro. In caso di comparsa di sintomi respiratori bisogna però attenersi alle mascherine certificate come dispositivo medico. La funzione delle chirurgiche e di quelle di comunità è evitare la diffusione del contagio. Proteggono invece dal contagio altrui, quelle con filtro FFP2 o FFP3, per lo più riservate a chi assiste i malati o lavora in ambito sanitario o a rischio. Per questo, e per una questione di disponibilità e reperibilità, le mascherine chirurgiche, quelle lavabili o auto-prodotte sono le più comuni.


In tutti i casi l’importante è che aderiscano bene sopra al naso e coprano il mento. Prima di indossarle, leghiamo i capelli e lasciamo a casa i gioielli per evitare di toccarci. Laviamo le mani e prendiamo la mascherina con il ferretto verso l’alto, adattiamola al viso - accorciando gli elastici se necessario - e sistemiamola in modo che sia il più possibile stabile. Nelle chirurgiche la parta colorata è quella esterna. Laviamo di nuovo le mani e indossiamo, se necessario, i guanti. Non dovremo più togliere o toccare i dispositivi fino alla fine del loro uso. Evitiamo di aggiustare la mascherina, di portarla sulla testa come gli occhiali da sole o di abbassarla sul mento: naso e bocca devono restare coperti.


Attenzione anche ai guanti: non sostituiscono l’igiene delle mani e dobbiamo comunque evitare di toccare occhi, naso e bocca. Tornati a casa, pinziamo il colletto esterno del guanto per sfilarlo al contrario. Procediamo con l’altro e laviamo bene le mani. Solo a quel punto toglieremo la mascherina, che lasceremo esposta all’aria 3-4 giorni per azzerare la carica virale o, se possibile, laveremo in lavatrice secondo le indicazioni riportate sulla confezione per poi riutilizzarla. Non lasciamole in tasca o sui mobili. E quando le gettiamo - lo stesso vale per i guanti che dovrebbero essere sempre monouso - pensiamo all’ambiente e mettiamole coi rifiuti indifferenziati.

Foto © Depositphotos.com

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