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Capelli da favola


È uno degli inestetismi più odiati dopo le smagliature e le rughe. Risalire alle cause e ai fattori che scatenano la forfora è il primo passo per mettere subito in atto una beauty routine mirata ed efficace

Anche i capelli risentono del cambio di stagione. Basta chiederlo a chi soffre di forfora (Pityriasis capitis) e, in particolare, agli uomini tra i 40 e i 50 anni. Solo in una piccola percentuale di casi è sintomo di dermatite seborroica o psoriasi: più spesso, infatti, è l’effetto di un’alterazione nella rigenerazione dei corneociti, cellule grandi e piatte che rappresentano, a tutti gli effetti, i “mattoncini” della nostra barriera difensiva contro la disidratazione.


Si tratta di una patologia del cuoio capelluto visibile a occhio nudo sotto forma di antiestetiche scagliette. Quelle grosse oltre i due millimetri, gialle e untuose, si accompagnano ad un cuoio capelluto grasso e sono più difficili da eliminare; quelle bianche, sottili e dall’aspetto farinoso cadono, invece, su collo e spalle e rimangono anche dopo il lavaggio dei capelli. Da dove partire per combatterle? Anzi tutto dalla scelta dello shampoo: a base di zinco piritione per la forfora grassa, e a base oleosa per la forfora secca. Il primo è solitamente abbinato a lozioni da applicare prima del lavaggio, il secondo è da alternare, una volta a settimana, a esfolianti a base di zolfo e alfa-idrossiacidi che purificano e asportano gli accumuli di cellule morte. Insistere con vigorose frizioni non serve, l’importante è effettuare un delicato massaggio con movimenti circolari tra l’orecchio e la nuca e risciacquare bene terminando con un getto d’acqua fredda che restringe il lume delle ghiandole sebacee e contrasta il sebo. Il phon? Va usato il meno possibile e tenuto a una distanza di circa 20 centimetri poiché il calore tende a seccare il cuoio capelluto e ad accelerare la dispersione delle sostante grasse. No anche a lacche e a mousse modellanti che occludono i pori e stimolano il prurito.


Attenzione anche a cosa si porta a tavola! Limitare al minimo il consumo di cibi fritti e ricchi di grassi saturi, prediligendo quelli insaturi (semi di soia, semi di girasole, pesce e olio di oliva), che alleviano l’infiammazione e il prurito, e le fibre, che ripuliscono l’intestino con effetti positivi su pelle e capelli. A cicli di tre mesi, via libera anche ad integratori a base di probiotici, biotina, zinco, selenio e amminoacidi che rafforzano le difese del cuoio capelluto nei momenti di stress e nei periodi in cui aumentano sensibilmente le aggressioni climatiche.

A ciascuno la sua… spazzola!


Per chi ha una chioma “indomabile” la cura dei capelli non può dirsi completa senza l’ausilio di una buona spazzola. Ovviamente non una qualsiasi, ma una adatta alla propria tipologia di capelli: lisci, mossi, ricci, sottili, lunghi, corti, crespi. Due le regole importanti: non appoggiare mai il phon direttamente sulle estremità pilifere e usare la spazzola sempre e solo sulla chioma ben asciutta. In legno, in plastica, in ceramica o in metallo? Per capelli sottili e danneggiati meglio preferire una struttura in ceramica, ottima per distribuire il calore in modo sicuro, veloce e uniforme. Nella scelta conta molto anche la valutazione del diametro della spazzola, che varia a seconda della lunghezza dei capelli. Se si ha un taglio corto meglio un diametro piccolo. Con un taglio medio-lungo l’ideale è un diametro medio, per un effetto morbido e casual, o grande per una resa super liscia. L’ultima raccomandazione riguarda l’igiene: la spazzola dovrebbe essere lavata almeno due volte a settimana con un mix di detergente delicato e bicarbonato di sodio, per evitare che l’accumulo di residui di sebo e polvere sporchino la capigliatura favorendo la proliferazione di batteri e infezioni cutanee.

Foto © Depositphotos.com

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