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BODY SHAMING


IL BULLISMO ARRIVA SUL WEB E SUI SOCIAL NETWORK


di Stefania Antonetti



Nell’era del digitale, la tendenza a sentenziare, criticare, umiliare l’altro per il suo aspetto fisico, peso, altezza, taglia, forma corporea, abbigliamento, capelli e trucco, sembra essere la regola. E’ il body shaming, forma di bullismo verbale di cui numerose persone cadono vittime. Note e meno note.


“Ma quanti tatuaggi ha?”. “Le si vede la cellulite”. “Non dovrebbe pubblicare foto in costume”, sono solo alcuni dei giudizi più comuni. Ma anche “cesso”, “belle cosce” e “gnocca”. Deridere qualcuno perché “troppo grasso”, “troppo muscoloso”, “troppo fuori moda” fino alle minacce. E’ una delle tante forme attraverso cui il body shaming si manifesta.



TEMA ATTUALE LEGATO AI SOCIAL NETWORK


Il fenomeno costituisce senza dubbio una tendenza a dir poco imbarazzante e inaccettabile per chiunque lo pratichi, anche involontariamente. Complice è la noncuranza di chi agisce comodamente dietro a uno schermo verso una persona, popolare o impopolare, sentita come lontana, non conosciuta e per questo da aggettivare e mercificare. Le foto e i video postati sui social, così come l’immagine di chi appare in tv, diventano il “bersaglio” da colpire.



UNA PIAGA FREQUENTE


Tema estremamente attuale connesso al mondo dei social network. Piattaforme social e web diventano dunque terreno fertile per questa nuova forma di bullismo verbale in cui l’individuo viene giudicato per la propria forma fisica. Denigrazione del corpo, ma in realtà serve ad annichilire lo spirito. Sulle donne ha un impatto violentissimo. E’ soprattutto il corpo femminile ad essere bersagliato come “demanio pubblico”. “Una triste gara dell’apparenza dove la fisicità diventa “reato”. Spiegano gli esperti.



DONNE E ADOLESCENTI: I BERSAGLI


Una ricerca svolta dalla Nutrimente Onlus chiarisce che il fenomeno colpisce una donna su due e le parti del corpo maggiormente prese di mira risultano essere: le gambe, la pancia, il fondoschiena e i fianchi. Oltre all’avere qualche chilo di troppo (fat shaming) anche l’eccessiva magrezza può dar adito a giudizi denigratori (thin shaming). Tuttavia il body shaming non sarebbe appannaggio esclusivo del mondo femminile. Le statistiche indicano che il 94% delle adolescenti ne è stato vittima e quasi il 65% dei ragazzi adolescenti ha riferito di essere stato oggetto di critiche e commenti umilianti sul proprio aspetto fisico.



DISPREZZO ON-LINE


Il lockdown non ci ha resi più buoni. Anzi! I leoni della tastiera sono diventati più agguerriti. Odio, battute volgari, insulti quotidiani e disprezzo gratuito sui social, soprattutto verso l’universo femminile e il mondo adolescenziale, sono oramai la regola. A differenza della vita reale, si pensa di restare impuniti, ma in realtà non è così. Lo dimostrano recenti denunce e sentenze. Ma restano i problemi. Nelle vittime di body shaming sono infatti frequenti bassa autostima, rabbia, autolesionismo, sintomatologia depressiva, dismorfofobia e disturbi dell’alimentazione.



LA LEZIONE DI MARA VENIER


Dopo un post su Instagram, in cui la conduttrice si mostrava sorridente in vacanza con il marito, sono iniziate le polemiche. Ad innescare la bomba, alcuni commenti pesanti sulle sue caratteristiche fisiche e anagrafiche da parte di followers donne. E non erano i primi. Da tempo bersagliata perché: “troppo vecchia, grassa e con i capelli troppi lunghi per la sua età”, la presentatrice ha replicato con veemenza: “Sono orgogliosa delle mie rughe, io vivo bene con la mia età, sono una donna realizzata e felice. Io sono una donna corazzata, ma tutti questi insulti possono ferire e portare anche a reazioni molto serie. Per cui bisognerebbe che ci fosse anche un minimo di controllo”. Una piaga che colpisce dunque anche il mondo dello spettacolo. E per arginare almeno in parte il problema in molte hanno deciso di denunciare come Vanessa Incontrada, Gigi Hadid, Lady Gaga, Ashley Graham e Chiara Ferragni.



BODY SHAMING E LO SPORT


Le stesse Olimpiadi sono state una vetrina per arrogarsi il diritto di fare commenti sui corpi degli atleti. Soprattutto delle donne: dalle polemiche sulle divise femminili alle inquadrature sexy. Obiettivo: sminuire chi agisce e parla. E come attestano le ricerche, se le donne si battono per una causa danno ancora più fastidio. Tra le vittime troviamo infatti Carola Rackete, Michela Murgia, Laura Boldrini e Liliana Segre.



IL MONDO E’ ANCORA SESSISTA


Il 90% cento delle persone ha pregiudizi sulle donne. Anche le stesse donne . Un rapporto Onu denuncia la persistenza di preconcetti antichi ed evidenzia numeri allarmanti sulle prospettive di uguaglianza di genere. I numerosi e costanti sforzi fatti per ridurre il gap di genere, le lotte che le donne fanno ogni giorno per i propri diritti sembrerebbero non essere serviti a molto, leggendo il rapporto Onu dell’Un Development Programme (Undp). La ricerca, basata su un indice che misura il modo in cui le credenze sociali ostacolano l’uguaglianza di genere in settori come la politica, il lavoro e l’istruzione, è stata messa a punto elaborando dati raccolti in 75 Paesi: il 91% degli uomini e l’86% delle stesse donne coltiva tuttora almeno un elemento di “pregiudizio verso l’universo femminile in relazione alla politica, all’economia, all’educazione, alla violenza sessuale” o ai “diritti riproduttivi”.

Foto © Depositphotos

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