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Dieta e mal di testa


Il legame tra le cefalee e lo stile di vita e in particolare con l’alimentazione è da tempo indagato su più fronti. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi e le sperimentazioni sugli effetti dei regimi alimentari che inducono uno stato di chetosi nell’organismo quale possibile percorso terapeutico per chi soffre di emicrania. Le premesse e le indicazioni, i principi delle diete chetogeniche, gli esami e l’assoluta necessità di essere seguiti da uno specialista

Pollyanna Zamburlin

• Biologa nutrizionista, Genova

Il mondo delle cefalee occupa un posto da podio, il terzo, tra le malattie più comuni al mondo con una prevalenza di quasi il 15%: ne soffre una persona su sette. Nonostante questo, resta una delle patologie meno curate, tanto che oltre la metà di coloro che ne soffrono non ha mai consultato un medico o non ha ricevuto una diagnosi appropriata. Molti hanno più attacchi al mese durante i quali ogni attività diventa impossibile e non sempre i farmaci sono risolutivi.

Le cause delle cefalee

Alcuni studi sottolineano un nesso con la ciclicità ormonale perché a soffrirne sono più le donne, e in età fertile. Altri, legano alcuni tipi di cefalee alla sindrome metabolica e alla gestione dei livelli insulinemici e alla stato infiammatorio dell’organismo. Senza dimenticare che la malattia ha una base genetica: più della metà dei soggetti ha un familiare che soffre dello stesso disturbo. Non ultime, le ricerche che ipotizzano una correlazione con il famoso gene risparmiatore, quello a cui è dovuta la facilità con cui la maggioranza delle persone tende a ingrassare e che è coinvolto anche nella predisposizione per le malattie infiammatorie croniche come il diabete di tipo 2.

La dieta chetogenica

Recenti studi hanno evidenziato come per alcuni emicranici possa essere di aiuto una terapia nutrizionale particolare: la dieta chetogenica. Molti pazienti riferiscono una diminuzione degli eventi emicranici con miglioramento della qualità della vita. Esistono molti tipi di dieta chetogenica con scopi diversi: per il dimagrimento veloce, nei casi di obesità grave o per snellimenti localizzati ma anche per le epilessie farmaco-resistenti, per il deficit di Glut1, le emicranie non tensive, il diabete di tipo 2, la policistosi ovarica e altre condizioni. Nasce quasi un secolo fa come cura per i bambini che presentavano un’epilessia farmaco-resistente e negli anni ha incontrato periodi di fama e altri di oblio. Il principio base risiede nel ridurre fortemente l’introito di carboidrati sotto una certa soglia; il quantitativo di proteine è calcolato in base al peso ideale del paziente rimanendo in un range normoproteico, anche perché un suo eccesso non permetterebbe l’entrata in chetosi. La quantità di grassi varia in relazione agli obiettivi della dieta. Mantenendo costantemente basso l’apporto dei carboidrati si induce la produzione dei corpi chetonici, che sostituiscono il glucosio come fonte elitaria di energia in diverse cellule tra cui i neuroni.

La relazione con l’emicrania

Un grammo di grasso produce più del doppio di energia di uno di zucchero: questa spinta energetica permette ai muscoli e al cervello di lavorare in modo più efficace inducendo un effetto antinfiammatorio importante. Nelle persone che soffrono di emicrania cronica si assiste a un maggior rilascio di citochine infiammatorie poiché spesso esiste una risposta alterata della glicemia e una maggiore esposizione allo stress ossidativo. La dieta chetogenica permette di attenuare l’infiammazione neuronale, modulando meglio l’eccitabilità corticale e l’abituazione a livello dell’encefalo. Inoltre, vi è un miglioramento energetico per quanto riguarda il funzionamento dei mitocondri. A questi effetti positivi va sommato il miglioramento della risposta insulinica, che contribuisce a spegnere un altro segnale trigger della patologia.

La chetosi è per tutti?

No, e deve essere seguita da uno specialista ed essere personalizzata con idonee integrazioni minerali onde evitare effetti collaterali. È controindicata a chi soffre di diabete di tipo I, insufficienza renale, epatica o cardiaca grave e sarebbe auspicabile valutare gli esami ematici prima e durante il percorso. Tra gli effetti indesiderati: stipsi, che si risolve nel tempo; alitosi dovuta alla produzione ed espulsione dei corpi chetonici anche attraverso il respiro; crampi e stanchezza se l’integrazione minerale non è idonea. La dieta permette di ottenere un migliore focus mentale, livelli di energia più alti e un ottimo controllo dell’appetito sia per il cambiamento metabolico indotto - l’uso dei corpi chetonici come fonte di energia ha un noto effetto anoressizzante - sia per il miglioramento dei livelli di alcuni segnali chimici legati al senso di appetito come leptina, adiponectina e resistina. La dieta chetogenica, eseguita sotto controllo specialistico, può essere un approccio efficace e infatti è supportato da una sempre più ricca letteratura scientifica. I problemi sorgono col fai da te o con i pazienti poco informati.

 

IL DIARIO

Spesso al paziente è consigliato di tenere un diario nel quale annotare gli eventi acuti segnalando orario, intensità ed eventuali fattori scatenanti tra i quali spiccano gli alimenti, lo stress, il clima, il sonno, la fatica, le luci, i rumori, gli odori e l’attività fisica.

CIBO & EMICRANIA

Anche se la relazione è individuale, ridurre alcuni alimenti può diminuire e ridurre le crisi. In particolare si tratta di alimenti che richiedono una digestione complessa: agrumi, cipolle, olive in salamoia, frutta secca a guscio, pane e pizza caldi, banane, cioccolato, frutti e caffè - che in piccole quantità può, invece, avere un effetto benefico - tè e bevande con caffeina e teina, pesce secco salato, ma anche latte, yogurt e panna acida. Attenzione anche ai nitrati presenti negli insaccati, al glutammato di sodio dei dadi da brodo e ai tannini del vino rosso.

LA DIETA CHETOGENICA

È una terapia nutrizionale che va seguita solo sotto controllo specialistico con opportune integrazioni e non è indicata per tutti. Attraverso la drastica restrizione dell’introito dei carboidrati è in grado di simulare gli effetti del digiuno e di fare entrare l’organismo in chetosi.

 

Foto © Depositphotos.com

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