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Abu Simbel: al cospetto del tempio di Ramses II


Un viaggio in Egitto non può considerarsi tale senza una sosta ad Abu Simbel. Qui si trova lo straordinario tempio rupestre dedicato al faraone Ramses II, costruito nel XIII secolo a.C. per intimidire i vicini Nubiani e commemorare la vittoria nella Battaglia di Kadesh. Il sito fu scoperto nel 1813 dallo svizzero J.L. Burckhardt ma quasi completamente ricoperto di sabbia, fu violato per la prima volta il 4 agosto 1817 dall’archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni. Patrimonio dell’Umanità, il sito è stato spostato negli anni ’60 per la costruzione della diga di Assuan.

Grazie all’Unesco, 113 paesi inviarono uomini, denaro e tecnologia per salvare il monumento. Tra le varie idee, vinse quella di tagliare, smontare, numerare ogni blocco del tempio per ricostruirlo più in alto di 65 m e 300 m indietro rispetto al bacino idrico. A guidare l’impresa, che desta ancora nelle foto d’epoca la nostra sorpresa e ammirazione, un gruppo di esperti cavatori di marmo di Carrara. Grazie al “trasloco” ancora oggi possiamo ammirare il Grande Tempio, la cui parete d’accesso presenta quattro colossali statue del sovrano, Ramses II in trono, alte 22 metri. Ai lati ve ne sono altre più piccole, la madre e la moglie Nefertari, mentre tra le gambe ecco alcuni figli, riconoscibili dai riccioli ai lati del capo.

Per imparare a riconoscere tutte le divinità ed esplorare l’interno, possiamo affidarci a una guida locale, che saprà raccontarci del dio Rà Ho Akthi, dio falco unito al disco solare, o dei babbuini sul frontone del tempio che guardano verso est aspettando il sole per adorarlo. La guida ci racconterà delle sale riccamente decorate e di quel fenomeno che conduceva, quando il tempio era nella sua posizione originale, la luce due volte l’anno - il 21 febbraio, il giorno della nascita di Ramses II, ed il 21 ottobre, giorno dell’incoronazione - sul volto della statua del faraone, di Amon-Ra e Ra-Harakhti.

La nostra guida non dimenticherà, poi, di accompagnarci al tempio di Hathor (dea protettrice della gioia, della danza, della musica, dell’amore, della bellezza e della fertilità) e Nefertari, moglie di Ramses, che si trova a un centinaio di metri, unica tra le regine ad avere questo onore. Con tutto questo splendore nello sguardo - unito ovviamente alla visita degli altri irrinunciabili complessi monumentali, dalle piramidi al tempio di Amon a Luxor - potremo tornare a casa con l’Egitto nel cuore per sempre.

#viaggi #Egitto

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