• Dott. Claudio Vicini

Le vertigini


Tutti o quasi le abbiamo sperimentate almeno una volta nella vita. Quando sono frequenti, improvvise o violente conducono subito dal medico: nella maggior parte dei casi la soluzione va inseguita come il mitico filo di Arianna nel labirinto, il custode del nostro equilibrio. Le cause, i sintomi e le opzioni terapeutiche Intervista a Claudio Vicini • Specialista in Otorinolaringoiatria, in Audiologia e in Neurologia • Direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale, Ospedale G.B. Morgagni, Forlì • Presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale > sioechcf.it > claudioviciniotorino.it di Luisa Castellini La lingua inglese, dobbiamo ammetterlo, in questo caso è più precisa. Perché oltre al termine latino vertigo, che si riferisce alla percezione di un movimento roteante del paziente o degli oggetti che lo circondano, impiega anche altre due parole per descrivere quel concetto che in italiano è associato, non senza qualche sovrapposizione, alla sola vertigine. La dizziness, una sensazione di instabilità e svenimento e il disequilibrium, che evoca un mancato equilibrio spesso accompagnato da disorientamento spaziale. Nella nostra lingua, e soprattutto nella nostra vita, a tutti o quasi è capitato di sperimentare una vertigine. Ma quali sono le più frequenti e come si curano? Ne abbiamo discusso con il professor Vicini, presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale. A quali condizioni afferiscono le vertigini? In Italiano il termine vertigine è legato essenzialmente a due concetti. Il primo si riferisce alla sensazione del paziente di roteare o di essere spostato nello spazio. Il secondo è connesso con l’instabilità, ovvero l’incapacità della persona di mantenere una posizione di equilibrio. Sono due condizioni diverse anche se in taluni casi possono coesistere. La vertigine non va confusa con la vertigine da altezza, quel disagio che si può accusare quando c’è molta distanza tra l’osservatore e l’oggetto della sua attenzione. Quali sono le cause più frequenti? Per comprenderle bisogna ricordare che il sistema dell’equilibrio dipende da tre “informatori”. Sappiamo di essere nello spazio in una determinata posizione grazie alla vista, al nostro corpo attraverso il sistema di estero-propriocezione – di cui i piedi sono l’esempio più immediato – e grazie al labirinto all’interno dell’osso temporale. Siamo in presenza di una vertigine quando uno di questi tre sistemi ci trae in inganno – di solito è il labirinto – oppure quando tutti e tre operano in maniera meno efficiente. Il caso classico è quello del grande anziano che vede meno – ad esempio per colpa di una cataratta – ha un labirinto invecchiato, soffre di diabete o di una neuropatia agli arti inferiori che incide negativamente sulla percezione nello spazio e quindi, per la concomitanza di più situazioni cliniche, soffre anche di vertigini. Qual è il tipo più comune? Quella che tutti conoscono come vertigine del letto o del sassolino, ovvero la vertigine parossistica posizionale benigna. È collegata a una sensazione di instabilità che occorre in determinate situazioni che col tempo il paziente identifica con chiarezza. Di solito quando cambia posizione di scatto dopo essere stato sdraiato o seduto. È più frequente nelle ore mattutine mentre si stempera verso sera. Cosa provoca la vertigine posizionale benigna? Oltre il timpano, nel labirinto sono presenti gli otoliti, dei “sassolini” avvolti in una sorta di gelatina che li trattiene nella loro sede specifica. Se questo rivestimento si riduce avviene una sorta di “nevicata” di otoliti. Cambiando posizione della testa, in particolare quando ci si sdraia o ci si gira sul fianco, gli otoliti escono dalla loro sede naturale depositandosi sul fondo dell’ampolla e provocando le vertigini. Come si arriva alla diagnosi? Il medico di medicina generale è spesso già ben istruito sulla vertigine e quindi la identifica immediatamente e consiglia la visita dallo specialista in otorinolaringoiatria. Durante la visita si domanda al paziente di ripetere le posizioni critiche che ormai ha identificato e di comunicare quando avverte la vertigine: di solito avviene in concomitanza con un nistagmo, un tipico movimento involontario dell’occhio. In che modo la cura di questo tipo di vertigine è istantanea? Si basa su una manovra che il medico esegue direttamente sul paziente: si tratta di una sorta di manipolazione che elimina gli otoliti e quindi la vertigine. Le prime manovre sono descritte negli anni ’20-30 in Germania e in Svezia. La disciplina riceve una sistematizzazione in Inghilterra negli anni ’80 e quindi in Francia nel decennio successivo diventando patrimonio comune di tutti gli otorini. In alcuni casi può essere necessario ripetere la manovra. Come possiamo evitare il ripetersi delle vertigini? Non esiste, in senso stretto, una prevenzione. Ma l’equilibrio è un sistema, e come tutti i sistemi, se non è attivo col tempo funziona peggio. Per questo consiglio di tenersi in movimento. Questo non significa sforzo o fatica ma movimento. Camminare in piano, con delle buone scarpe che garantiscano un adeguato appoggio della pianta del piede è un ottimo esercizio per mantenere attivo il sistema dell’equilibrio. Quali sono gli altri tipi di vertigini frequenti? Un altro versante molto comune è quello della sindrome da iperventilazione di cui tutti possiamo fare esperienza. Se respiriamo profondamente in modo veloce dopo pochi istanti avvertiamo una sensazione di capogiro. La prevalenza si colloca nell’età adulta: si tratta di persone stressate dal lavoro, dalla famiglia, dall’agenda sempre più complicata, che senza rendersene conto soffrono di un sovraccarico emotivo e sviluppano la tendenza ad andare in iperventilazione. I sospiri e gli sbadigli sono indizi di questi respiri in eccesso. Come si curano le vertigini da iperventilazione? Per le emergenze, si consiglia di respirare nel sacchetto di carta per invertire meccanicamente l’iperventilazione mantenendo elevati i tassi di anidride carbonica. Come cura, spesso si consiglia di ricorrere alle pratiche del respiro curative e riabilitative note sia in ambito Orientale e Occidentale. Praticare yoga o seguire un corso di Training Autogeno con un operatore debitamente formato può dare risultati efficaci. In taluni casi invece è necessario ricorrere a terapie farmacologiche con serotonina o benzodiazepine. La vertigine può essere sintomo di malattie più gravi? Sì ma è un’evenienza più rara. Si tratta di casi correlati a Sclerosi Multipla o a gravi eventi cerebrali o ad alcuni tipi di tumori infiltranti.

La malattia di Ménière Porta il nome del medico francese Prosper Ménière che per primo la identifica nel 1861. Si tratta di una condizione abbastanza rara con un caso ogni 1000 persone. I soggetti più colpiti sono gli uomini tra i 40-60 anni. Nella maggior parte dei casi i sintomi interessano solo un orecchio. Quando la sindrome è bilaterale, il secondo orecchio segue dopo qualche anno. In una prima fase, gli attacchi sono episodici e transitori. In seguito diventano più frequenti – dalle 6 alle 11 crisi l’anno – e possono durare anche 2-7 giorni. I sintomi sono una vertigine violenta acuta, la presenza di fischi o acufeni e la sordità. Una volta fatta la diagnosi, la terapia si basa sull’impiego di decongestionanti per il labirinto e, per la fase acuta, di farmaci che eliminano il senso di vertigine. L’incidenza aumenta con l’età Negli studi dei medici di medicina generale, le vertigini sono il quarto motivo di accesso più frequente insieme al dolore lombare e al mal di testa. L’incidenza è del 5-10% nella popolazione generale ma aumenta dopo i 40 anni e in particolare nei senior e nei grandi anziani toccando punte del 40%. Nella maggior parte dei casi la causa è di origine vestibolare e la diagnosi è di vertigine posizionale parossistica benigna (VPPB), malattia di Ménière, neuriti vestibolari, labirintiti. Le vertigini possono avere anche un’origine centrale ed essere accompagnate da disturbi della coscienza e quindi richiedere una tempestiva valutazione neurologica. Negli anziani spesso le vertigini hanno origine multifattoriale. Dallo specialista: le manovre liberatorie Servono per curare la vertigine posizionale benigna, quella del “sassolino”, la più frequente. Consistono in una serie di movimenti della testa e del corpo che il medico specialista in otorinolaringoiatria fa eseguire al paziente per aiutare gli otoliti a uscire dall’ampolla. A seconda di quella interessata, l’otorino sceglierà tra la manovra di Semont, di Epley, o di McClure. Di solito il paziente avverte una rotazione inversa a quella nota e una vertigine liberatoria che coincide con l’uscita degli otoliti dall’ampolla e la scomparsa del disturbo.

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