• Dott.ssa Lidia Rota Vender

Il cuore e le droghe


Dalla cocaina all’ecstasy, è lunga la lista delle sostanze che aumentano le possibilità di rischio di infarto e ictus, senza dimenticare l’impatto negativo di quelle definite a torto “leggere”. L’importanza di confidarsi col proprio medico curante e in caso di emergenza e l’interazione con le terapie Lidia Rota Vender • Specialista in Ematologia • Presidente di Alt - Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari > trombosi.org Basta anche una sola dose per rischiare un infarto o un ictus. Le droghe, tutte, anche quelle che comunemente definiamo “leggere”, sono acerrime nemiche del nostro cuore e del nostro cervello. E non solo perché provocano dipendenza, ma perché possono letteralmente ucciderci. Ogni droga agisce sul sistema nervoso in modo diverso: cocaina, ecstasy e crack a ogni assunzione uccidono un gran numero di neuroni, le cellule del cervello che comandano le nostre funzioni vitali, il linguaggio, il movimento, lo stato di veglia, le funzioni degli organi. I neuroni morti non vengono sostituiti così il cervello progressivamente perde le sue capacità motorie e cognitive. Ma anche la cannabis è tutt’altro che innocua. L’uso continuativo, soprattutto se iniziato durante l’adolescenza, altera l’intelligenza, provocando un declino misurabile delle capacità cognitive dopo i 30 anni. Nel 2012, su una delle riviste scientifiche più autorevoli del mondo, Proceedings of the National Academy of Sciences, è stata pubblicata una ricerca di scienziati neozelandesi che hanno misurato le capacità cognitive di 1000 persone dai 18 ai 38 anni, analizzandole prima che iniziassero ad utilizzare stupefacenti e successivamente nel tempo. Bene: il consumo di 4 canne alla settimana ha cambiato la loro capacità di imparare e di ragionare, rubando ben 8 punti di Quoziente Intellettivo (QI). Eppure, gli stupefacenti sono sempre più diffusi e con essi aumentano le malattie cardiache da droga, anche se questo è un tema ancora sottovalutato. Ma noi di ALT, come ben sapete, abbiamo sempre le orecchie tese. Le malattie da cocaina, infatti, sono un problema da molti punti di vista: per chi le vive, per chi deve trattarle a livello medico, per l’intera società. Si pensi che in Italia, secondo gli ultimi dati, da 6 a 12 persone su 100 fanno uso di cocaina, in particolare nelle grandi città, ma non solo. Ce ne accorgiamo dai metaboliti: sostanze derivate dalla degradazione delle droghe inalate, iniettate o strofinate sulle mucose. Li ritroviamo in quantità eccessive e in aumento nelle acque di drenaggio delle fognature, nel sangue, nell’urina e nei capelli, dove possono persistere anche fino a sette giorni dal momento dell’ultima dose assunta. E nelle persone che per colpa della cocaina perdono la vita, i metaboliti si trovano perfino nella biopsia del cuore. L’assunzione di droghe, infatti, provoca pressione alta, aritmia (alterazione del ritmo del cuore), dolore al petto da angina o da infarto e sintomi da ictus cerebrale. Secondo quanto emerge da uno studio pubblicato da un ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma, sono parallelamente in aumento i casi di infarto, ictus cerebrale, aritmia cardiaca in persone anche giovani. Purtroppo c’è ancora molta strada da fare, soprattutto per informare e sensibilizzare l’intera società su questo tema. Pochi, per ora, sono i medici con una specifica competenza in merito, nonostante l’uso di droghe a qualunque età e in qualsiasi fascia sociale sia appunto in progressivo e preoccupante aumento. Chi arriva in pronto soccorso per malattie acute del cuore e del cervello è sempre più giovane e coloro che li accompagnano dovrebbero essere consci della responsabilità che si assumono se non comunicano al medico l’uso di droga del paziente. Troppo spesso, però, il consumo di stupefacenti è accompagnato dalle menzogne. Raramente i pazienti ammettono di essere consumatori abituali di droghe e le loro bugie provocano conseguenze molto gravi: la terapia per un infarto o per un’aritmia “tradizionale” è molto diversa da quella che il medico imposterebbe in caso di dipendenza da stupefacenti. Dunque, se amiamo il nostro cuore e il nostro cervello è ora di dire addio agli stupefacenti e di “diventare dipendenti” solo dalla scienza e dal buon senso.

I Rischi Cocaina, eroina e droghe sintetiche aumentano la probabilità di andare incontro a ictus e infarto. Un rischio che non tutti conoscono, ma che i dati confermano essere in costante crescita. ALT lancia l’allarme ricordando che nessuna droga può essere considerata innocua, neanche la cannabis, che come ogni altra sostanza che provoca dipendenza può compromettere gravemente la nostra salute.

Non mentire Prima regola: mai mentire al proprio medico, soprattutto se si fa uso di sostanze stupefacenti. Le conseguenze possono essere gravissime perché alcuni dei farmaci impiegati per curare infarto, ictus e aritmia sono controproducenti se dati a pazienti che fanno uso abituale di droghe. Mentire vuol dire rinunciare a curarsi nel modo più appropriato.

Illustrazione: Grandfailure © Depositphotos.com

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