Sindrome della superiorità illusoria


Sentirsi il più bravo e credere di essere superiore a tutti e a tutto pur essendo completamente incompetente. E’ la sindrome della superiorità illusoria o effetto Dunning-Kruger, tipico di chi sovrastima la propria intelligenza e le proprie conoscenze, imponendo le proprie idee come verità assolute.

di Stefania Antonetti



“È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.” - Socrate


Scomodare il filosofo greco è lecito se si è convinti di essere preparati su ogni cosa. E quando la supponenza oltrepassa il limite, così come la volontà a imparare poco perché convinti di sapere già tutto e bene, si può parlare di distorsione metacognitiva che in psicologia prende il nome di sindrome della superiorità illusoria o effetto Dunning-Kruger.



SCARSA CAPACITà DI AUTOVALUTAZIONE


Alzi la mano chi non ha mai conosciuto una persona che pensa di essere superiore agli altri, di quelle che credono di avere la verità in tasca o che pensano che solo loro sanno come fare le cose. Questa presunzione quando è patologica prende il nome di sindrome della superiorità illusoria o effetto Dunning-Kruger. Che tradotto vuol dire: pregiudizio cognitivo che porta le persone con meno abilità e conoscenze a pensare di saperne di più di altri. Meno sanno, più pensano di sapere.



QUANDO VENNE IDENTIFICATA?


A scoprirla furono gli studiosi David Dunning e Justin Kruger i quali si occuparono di un caso particolare. Durante gli anni ’90 a Pittsburgh ci fu l’arresto di un uomo, che fece due rapine in un breve lasso di tempo. Un ladro particolare, che sentiva di essere il migliore di tutti, solo perché era riuscito a commettere due reati nello stesso giorno. La sua furbizia non poteva che essere solo apparenza. Una convinzione che incuriosì molto, tanto da spingere gli studiosi ad analizzare la personalità del ladro attraverso studi ed esperimenti.



UN CONCETTO NUOVO IN PSICOLOGIA


Disturbo questo che non era mai stato approfondito prima degli anni 90’. Le ricerche chiarirono quanto l’incompetenza rendesse inconsapevole della stessa. L’effetto Dunning-Kruger è proprio questo. Un mix letale di ignoranza e incompetenza che sfocia nella convinzione, invece, di essere il migliore in ogni situazione. E dati alla mano confermano quanto la sindrome sia sempre più diffusa a causa del contesto più evoluto in cui viviamo oggi.



I SINTOMI


Quali sono i sintomi più frequenti che si manifestano nei soggetti colpiti dalla sindrome della superiorità illusoria o effetto Dunning-Kruger?


Innanzitutto, sovrastimare le proprie prestazioni. Chi soffre di superiorità illusoria tende a credersi preparato e abile anche in settori che non conosce minimamente.


Secondo sintomo: sottovalutazione e disprezzo delle altre persone credendole inferiori, meno preparate o competenti. Da qui nasce un senso di disprezzo generale per la gente.


Il terzo sintomo va da sé, cioè la supponenza. Atteggiamento altezzoso e arrogante, dovuto a un’incondizionata e illusoria fiducia in se stessi. La persona colpita da questo disturbo non si rende conto dei propri limiti e non ha idea di quali siano i propri errori e le proprie debolezze.


Quarto sintomo è l’incapacità di ascolto degli altri, che non essendo ritenuti alla propria altezza, non meritano nemmeno considerazione.


Quinto sintomo è la tendenza a imparare poco dando per scontato di sapere già tutto. Caratteristica insidiosa che rischia di peggiorare la situazione e l’incompetenza effettiva. Si fa fatica a crescere e a evolversi.


Sesto sintomo si manifesta nell’imporre le proprie idee senza un dialogo costruttivo. La persona che si sente superiore non esprime pareri, non è in grado di portare avanti un dialogo costruttivo, perché ritiene le proprie “opinioni” verità assolute.


Il settimo sintomo è il livello di fiducia in se stessi esagerato, sconfinato, che nasconde però un’enorme fragilità.


E non ultimo l’immaturità. Sentirsi arrivati al massimo della crescita personale. Sicuri di possedere la saggezza di un anziano sin dalla giovane età. Dunque, nulla di più da imparare. Tutto il “nuovo” è già “vecchio”.


 

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