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Incontinenza: l’ultimo tabù


Così l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’incontinenza, perché se ne parla poco anche se si può curare: riabilitazione, farmaci, botulino e chirurgia sono le risposte a un disturbo troppo spesso sottovalutato


Intervista a Gaetano De Rienzo

  • Specialista in Urologia

  • Dirigente medico presso la U.O. di Urologia Universitaria 2 del Policlinico di Bari, Dipartimento delle Emergenze e dei Trapianti d’Organo

  • Referente scientifico Fincopp - Federazione Italiana Incontinenti e Disfunzioni del Pavimento Pelvico

> fincopp.it


di Luisa Castellini



Perché l’incontinenza è trascurata?

Spesso i pazienti non accedono alle cure. Pensano che non sia un problema risolvibile, non vi sono possibilità di cura sul territorio o non trovano una giusta risposta nella comunità sanitaria. Il medico di famiglia è essenziale perché può fare una sorta di triage per affrontare anche l’incontinenza. Molti pazienti sono lasciati soli perché l’attenzione è focalizzata su altre condizioni, come ictus e infarto, ma è un errore perché l’incontinenza influisce in modo significativo sulla qualità di vita. Non dimentichiamo poi che riguarda anche i bambini, con l’enuresi notturna, e i giovani, nei quali può essere spia di una malattia neurologica come la Sclerosi Multipla. Di solito il paziente anziano e quello neurologico sono prima o poi inquadrati nell’ambito di un percorso assistenziale lungo il quale le rispettive condizioni spesso si impongono. Il paziente idiopatico, invece, più frequentemente deve accedere attivamente a un centro per l’incontinenza, e quindi se mancano i presupposti di volontà e di disponibiità dell’offerta sanitaria può sfuggire alle cure. Da qui la necessità di potersi confrontare col proprio medico di medicina generale.


Quali sono i tipi di incontinenza?

Quella da sforzo avviene in concomitanza con uno sforzo, come un colpo di tosse o alzarsi da una sedia. Nella donna è più frequente ed è correlata all’aumento dell’età e al parto, un caso tipico nel quale la prevenzione può fare la differenza con una corretta preparazione al parto e quindi una riabilitazione pelvica. Nell’uomo l’incontinenza da sforzo è più legata alla chirurgia pelvica e quindi alla prostata. L’incontinenza da urgenza, invece, è quella perdita di urine legata a uno stimolo così imperioso che non ci permette di raggiungere in tempo il bagno.


Quali sono le possibili cure?

La prima e immediata opzione è il pannolino, che però non deve essere inteso come una cura quanto piuttosto come una soluzione transitoria in attesa della cura definitiva tutte le volte che è possibile. Bisognerebbe pensare in primis alla terapia riabilitativa del pavimento pelvico (oggi eseguita a vario titolo da ostetrico, infermiere, fisioterapista, ndr.) quindi ai farmaci e, per i casi più complessi, alla chirurgia.


Perché difficilmente si segue questo iter ideale?

Il nostro territorio è sfornito di Unità di riabilitazione che dovrebbero essere collocate in Centri di I livello. Durante la Conferenza Stato-Regioni del 2014 è stata creata una rete per l’incontinenza che prevede, infatti, centri di I-II-III per il livello di complessità dei casi trattati. In alcuni casi la rete dell’incontinenza è già attiva, ma su scala nazionale è una situazione a macchia di leopardo. Il Piemonte è stata la prima regione a riorganizzarsi: le altre ne stanno seguendo l’esempio virtuoso ma coi propri tempi.


Come dovrebbe essere organizzata l’assistenza sul territorio?

Nel primo livello dovrebbero essere disponibili la riabilitazione del pavimento pelvico e la terapia comportamentale. Per esempio l’anziano con problemi di deambulazione dovrebbe essere rieducato a bere più la mattina quando dispone del caregiver, ovvero si potrebbero studiare soluzioni ambientali che favoriscano la continenza. La giovane mamma, invece, potrebbe seguire la riabilitazione del pavimento pelvico. Il II livello dovrebbe essere dedicato alla chirurgia non complicata, transvaginale per l’incontinenza femminile post partum e ai presidi mini invasivi. Il III livello è per i casi più complessi, con patologie neurologiche o disfunzioni fecali importanti e disturbi post-chirurgici, e si colloca di solito in Centri dotati di Unità Spinale, come il Policlinico di Bari, ad esempio, che in effetti offre prestazioni per tutti e 3 i livelli sopra elencati e in più esegue anche la chirurgia robot assistita dell’incontinenza, dei prolassi e degli sfinteri.


Quali sono i farmaci disponibili?

Solo alcuni farmaci per l’incontinenza da urgenza sono rimborsabili (antimuscarinici) per questo vi è un problema di aderenza alla terapia legato a ragioni economiche ma anche di efficacia, perché i miglioramenti sono parziali: si curano i sintomi ma non si guarisce. Anche la terapia per l’incontinenza da sforzo non è mai entrata tanto in uso per un rapporto costi/benefici, ha una bassa compliance e risultati parziali. In linea di principio si dovrebbe sempre associare alla terapia farmacologica anche la riabilitazione del pavimento pelvico. C’è sufficiente evidenza in letteratura del sinergismo fra i due trattamenti.


Quali sono le risposte della chirurgia?

La chirurgia mini-invasiva, che richiede 1-2 giorni di degenza, ha un’efficacia comprovata e risponde a quadri di bassa complessità in modo efficace. L’intervento più comune è l’inserimento di sling medio-uretrali, di una banda sotto l’uretra per creare una resistenza adeguata a rispondere all’incontinenza da sforzo. Per l’incontinenza da urgenza, invece, si impiega la tossina botulinica con iniezioni eseguite in ambulatorio ogni 3-6 mesi. Un’altra opzione è la neuromodulazione sacrale, l’inserimento di una sorta di pace-maker che regola i malfunzionamenti vescicali, potendo trattare sia l’incontinenza urinaria da urgenza, che la ritenzione urinaria legata a ridotta contrattilità della vescica, sia disturbi della continenza fecale. Questa soluzione ovviamente ha costi maggiori in prima battuta - a Bari eseguiamo 20-30 impianti ogni anno - ma sul lungo termine è la migliore perché spesso oltre all’incontinenza urinaria vi sono altre patologie neurologiche.

Esami


Urine, ecografia e diario minzionale dove, per tre giorni, si annotano orari e quantità per avere un quadro più preciso. Un altro esame è la pesatura del pannolino nell’arco delle 24 ore. Solo quando la terapia di I livello si rivela poco efficace si procede con l’esame urodinamico.

28 Giugno: Giornata nazionale per la prevenzione e la cura dell’incontinenza


In Italia ne soffrono almeno 5 milioni di persone: 3 sono donne. Una condizione spesso nascosta o sottovalutata, ma che incide negativamente sulla qualità di vita, soprattutto in caso di malattie neurologiche, disabilità o lungodegenza, senza dimenticare che spesso l’incontinenza aumenta il rischio di cadute notturne.

Da qui la necessità di promuovere informazione e prevenzione e di ricordare l’importanza dell’attivazione dei centri di I-II-III livello su tutto il territorio nazionale. Perché il pannolino sia l’ultima e non la prima risposta all’incontinenza.

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Fotografia © Depositphotos.com

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