BIKINI: RIVOLUZIONE E LIBERTÀ


Oggetto di culto figlio dell’estate e capo irrinunciabile di ogni donna. Bandito, peccaminoso, osteggiato perché troppo audace e succinto. Fece urlare allo scandalo, scatenando libertà e voglia di osare. Simbolo di coraggio ed emancipazione femminile, il bikini compie 76 anni e seduce ancora.


di Stefania Antonetti



Formato micro, vintage, guarnito di ruches o stampe floreali, il bikini in pochissimi centimetri condensa immagini e simbologie. Una storia, quella del costume a due pezzi, che si intreccia con la rivoluzione dei costumi e i tabù del secolo scorso. Espressione di emancipazione e scandali sotto il solleone e di una libertà mai sperimentata prima degli anni Cinquanta. Il corpo è esibito, stampato sui rotocalchi, sfoggiato da icone che rappresentano forme di sensualità cristallizzata nell’immaginario collettivo mai viste prime.



TERMOMETRO DI CAMBIAMENTI SOCIALI


La storia del celebre costume che libera la pancia, sdoganando l’ombelico “open air”, incomincia ufficialmente il 5 luglio del 1946 al tramonto della Seconda Guerra Mondiale, grazie all’intuizione geniale di Louis Réard. Non uno stilista, non un fashion designer, ma un ingegnere che abbandona il settore automobilistico per dedicarsi al negozio di lingerie ereditato da sua madre. Nasce così il costume più piccolo mai pensato fino ad allora.



LIBERTà AD UN CORPO “INTRAPPOLATO”


Ispirato dai modelli indossati allora sulle spiagge di Saint Tropez, dove le dame dell’epoca avevano l’abitudine di arrotolare i costumi da bagno per garantirsi un’abbronzatura migliore, Réard disegnò un modello audace, spezzato e dirompente che fece indossare per la prima volta a Michelle Bernardini. Una ballerina senza veli che sfilò a bordo piscina al Molitor di Parigi, coperta da quattro triangoli di soli 30 pollici di tessuto stampato con una fantasia che richiamava quella dei quotidiani. Obiettivo: “strizzare l’occhio al clamore delle copertine e sollevare un tam-tam esplosivo”.



ED EFFETTO BOMBA… FU!


Niente più strisce di tessuto tra parte superiore e inferiore ma solo un reggiseno e uno slip. Lo chiamò bikini: un omaggio a una tragedia avvenuta il 2 luglio del 1946. Pochi giorni prima del lancio dell’indumento gli americani testarono le bombe all’idrogeno, facendole esplodere nell’atollo Bikini, in Micronesia. Un paragone quanto mai azzeccato. L’effetto che il nuovo costume ebbe sull’opinione pubblica fu davvero “devastante”. Ma in realtà Réard non aveva inventato nulla.



IN PRINCIPIO FU


Il modello vanta una lunga e gloriosa storia. A livello iconografico, esistono infatti testimonianze di costume a due pezzi già nei celebri mosaici di epoca romana della Villa Romana del Casale in Sicilia. Parliamo di ragazze impegnate in giochi atletici, che certamente non utilizzavano il due pezzi per prendere il sole in spiaggia. L’arte antica è infatti piena di urne, affreschi e mosaici in cui vengono raffigurate donne in costumi a due pezzi.



ARRIVA COCO CHANEL


Un’opera rivoluzionaria partita a inizio secolo scorso con la stilista Coco Chanel che sdogana gli indumenti in spiaggia introducendo dei pantaloncini staccati dalla parte superiore del vestito. Occorre comunque arrivare al 1932 quando il fashion designer Jacques Heim crea per la prima volta un costume da bagno ridotto nelle dimensioni, che venne ribattezzato l’Atome e pubblicizzato come “il costume più piccolo al mondo”. Antesignano del bikini non ebbe però molto successo perché considerato oltraggioso e indecente, malgrado coprisse ancora l’ombelico. Sarà solo l’estate del 1946 a proclamare la nascita e la fortuna del bikini.



IL RESTO È STORIA


Troppo audace e succinto, il bikini venne duramente osteggiato dal Vaticano, che lo bollò come “peccaminoso”. Bandito in Spagna, Portogallo, Italia, Belgio e Australia, rimase fuori legge anche in molti Stati d’America fino al 1959. Le cose cambiarono quando attrici e modelle scelsero di indossarlo: tra le prime l’“Atomica” Rita Hayworth e la popolarissima Brigitte Bardot, in arte “B.B”. Era il 1956 e a lei seguirono altre dive del cinema che esibirono il discusso costume a due pezzi: Marisa Allasio, Ursula Andress, Marilyn Monroe e persino Lucia Bosé che vinse Miss Italia nel 1947 indossando proprio il bikini. Indiscusso e riconosciuto simbolo di una rivoluzione sessuale in atto la sua consacrazione arrivò in via definitiva solo però negli anni Sessanta.



IL BIKINI PIÙ FAMOSO


Oggetto di ordinaria venerazione femminile, il cinema ben presto consacra e benedice il bikini. Diversi e celebri sono i costumi a due pezzi che la cinematografia ha immortalato negli anni. Il premio di bikini più famoso va senza ombra di dubbio però a Ursula Andress. La prima “Bond girl” che incanta il pubblico nella scena in cui esce dal mare in costume bianco mentre un giovane Sean Connery la osserva in “Agente 007 – Licenza di uccidere”. Era il 1962.


 

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