• Dott.ssa Stefania Puglisi

Mamma, cosa è successo?


Il crollo del ponte di Genova, le immagini drammatiche del telegiornale ma anche una separazione o un lutto: come spiegare ai figli, soprattutto ai più piccoli, un evento doloroso senza intaccare la loro fiducia nella bontà del mondo? Stefania Puglisi • Psicologo-psicoterapeuta e Mediatore Familiare, Genova > dottoressapuglisi.it Avete mai dovuto spiegare a vostro figlio qualcosa di doloroso e improvviso? Probabilmente pensate sia meglio non dire nulla. Tanto non capisce, non se ne accorge vi ripetete... e invece quando lo state accompagnando a scuola o mentre state facendo una passeggiata ecco arrivare la domanda all’improvviso. Mamma, papà, cosa è successo? Ed eccovi senza parole. Vi sembra impossibile che vostro figlio abbia già capito o comunque percepito che qualcosa è cambiato o che un dolore, una preoccupazione vi sta attraversando in quel momento. Confrontarsi con i figli, soprattutto con i più piccoli, su temi ed eventi spiacevoli e dolorosi è molto difficile. Può significare affrontare parole come morte, malattia, incidente, guerra o ancora separazione e divorzio. I bambini ci ascoltano sempre I bambini sono molto sensibili, giocano quando si mangia e spesso si alzano da tavola ma quando i grandi parlano ascoltano tutto, anche quando non intervengono o sembrano interessati ad altro. In questi giorni al telegiornale compaiono continuamente immagini di bambini nelle traversate sui barconi, di luoghi devastati dalla guerra, di terre lontanissime e di una povertà estrema. Immagini forti ai quali già noi adulti fatichiamo ad accostarci, pensiamo allora a quale impressione possono destare in un bambino. Sembrano immagini lontane anni luce perché di città, di famiglie, bambini e situazioni così diverse ma le domande non tarderanno ad arrivare, magari sollecitate da un incontro con un bimbo della stessa età arrivato da lontano. Prima saranno interiori, poi condivise con gli amici e quindi arriveranno a casa. Attenzione ai pregiudizi Le opinioni politiche e i pregiudizi possono condizionarci nell’esprimere opinioni quindi bisogna ricordare che stiamo rispondendo a un bambino che ha tutti i diritti di percepirsi in un contesto buono, sicuro e piacevole, non belligerante e fatto di buone intenzioni. Trasferire odio e ostilità o peggio superiorità verso altre popolazioni e quindi sulle altre persone è un insegnamento che condizionerà la crescita e il suo modo di vivere da adulto. Dobbiamo saper riconoscere le nostre responsabilità di adulti educatori delle nuove generazioni, che trasmettono valori e principi morali che influenzeranno la società futura. Per il bene dei nostri figli oltre alla spazzatura differenziata - che sarà utile negli anni per preservarci da un inquinamento incontrollato - dobbiamo cercare di trasmettere l’importanza della comunicazione e della comprensione verso l’altro puntando al rispetto delle norme e della dignità di ognuno. Come posso spiegare a mio figlio che una catastrofe ha generato delle vittime? Ai bambini ogni evento va spiegato con parole semplici, ma che esprimono il concetto nella sua verità. Usate paragoni con situazioni a loro familiari, scegliete parole facili e abbassatevi alla loro altezza per esprimere vicinanza e per meglio capire se vi stanno seguendo nel discorso. A vedere le immagini che già spiegano quanto succede, spesso sembra superfluo dover aggiungere spiegazioni. Molte parole dette al telegiornale invece non vengono capite e le immagini, se particolarmente forti, non sono guardate ma tutti i “grandi” ne parlano e sono tristi. I bambini ascoltano molto, soprattutto di fronte allo stupore dei grandi, che sono coloro che sanno, che spiegano tutto. Hanno molta fiducia in ciò che dicono mamma e papà quindi le parole vanno usate con calma e attenzione e osservando le espressioni dei bambini. A volte rispondono che hanno capito perché non vogliono sembrare piccoli, ma è bene fermarsi in un angolo silenzioso e tranquillo della casa per ascoltare le domande, le perplessità e le curiosità. Usate coerenza tra l’informazione di risposta e il vostro comportamento. La tristezza e la serietà di un evento come una morte va comunicata con la serietà del viso e con la pacatezza del gesto, con attenzione e con cura dell’altro. Tutto quello che comunichiamo deve essere motivo di insegnamento e di crescita. Un buon genitore ed educatore dovrebbe spiegare che le tragedie succedono a volte perché la natura è così, basti pensare ai terremoti, altre volte per l’incuria degli uomini, o ancora... non si sa il perché. Al contempo però questa comunicazione dovrebbe terminare con il monito di fare meglio e vivere sempre nel bene e nell’attenzione agli altri, perché l’uomo è una persona fragile. NON DIMENTICHIAMO MAI LA LORO PRESENZA Quando in casa ci sono dei bambini anche se sembrano distratti o sono impegnati in un’attività, non dobbiamo scordarci di quello che ascolteranno, perché lo faranno, e delle immagini alle quali saranno esposti, in particolare quelle dei telegiornali. Anche se siamo scossi da un evento o desideriamo approfondire una notizia guardando la televisione non dobbiamo dimenticare che i bambini sono vicini a noi. Probabilmente possiamo rimandare una discussione dolorosa o vedere l’edizione serale del telegiornale, quando i piccoli saranno a dormire. La comunicazione di un evento traumatico o doloroso ai figli richiede tutta la nostra attenzione: meglio non lasciarla alla fretta e alla casualità. GRANDE CURA PER LE ESPRESSIONI E LE PAROLE Quando dobbiamo comunicare a un figlio, soprattutto se piccolo, qualcosa di doloroso prendiamoci il tempo e la calma necessari. La comunicazione del corpo è importante: guardiamolo negli occhi e stiamo vicini. Scegliamo parole semplici ma sincere e portiamo gli avvenimenti a una dimensione comprensibile e accettabile per l’età del bambino. Non dobbiamo intaccare la sua fiducia nel mondo, impaurirlo o trasmettergli pregiudizi che lo influenzeranno nella crescita. Photo© Depositphotos.com

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