• Luisa Castellini

Angkor Wat


Nel cuore della foresta per scoprire l’antico tempio khmer Fino a pochi anni fa arrivarci era un’impresa non di poco conto. I più attraversavano con una certa apprensione il confine tra Thailandia e Cambogia per giungere a Siem Reap. È questo il nome della città più vicina all’immenso sito archeologico, punto di accoglienza per viaggiatori e turisti, questi ultimi ormai più numerosi e raccolti in grand tour organizzati attraverso un paese magnifico. Una natura straordinaria, orizzonti antichissimi, un’atmosfera pacata e operosa, grandi sorrisi, la Cambogia è tutto questo. Il suo cuore è Angkor Wat, la nostra meta, che merita tutto il tempo necessario per essere visitata, almeno 3-5 giorni. Il tempio della città in lingua khmer fu costruito dal re Suryavarman II nel 1100 circa presso Yasodharapura, all’epoca capitale dell’impero. Il primo europeo a rendere nota l’esistenza di questo patrimonio dell’umanità (che l’Unesco si è decisa a ratificare nel 1992) fu l’esploratore francese Henri Mouhot con delle note di viaggio. Nè lui né altri avventurieri del vecchio Continente credettero che l’opera potesse essere un esempio di architettura khmer per cui ci vollero anni affinché l’area ricevesse un corretto inquadramento storico. Angkor Wat fu un’impresa architettonica completata in un tempo relativamente breve, 40 anni, perché la costruzione fu realizzata in contemporanea sui 4 lati. Da allora nessun complesso religioso ha raggiunto le sue dimensioni. Nato come tempio indù, alla fine del XII secolo fu trasformato in tempio buddista, ed è dedicato a Vishnu anche se il suo orientamento a ovest, tipico dei templi funerari, e non a est, come è proprio per un edificio sacro indu, è ancora motivo di confronto aperto tra archeologi e ricercatori di ogni nazione a secoli di distanza. Da un tempio centrale gigantesco che rappresenta il Monte Meru, la montagna degli dei secondo la religione indu, si dipanano i templi a galleria. Sulle pareti migliaia di bassorilievi con scene tratte dai poemi epici indù Mahabharata o Ramayana e devata (divinità) femminili. L’atmosfera del luogo è unica e per visitarlo degnamente occorrono, come si è suggerito, il giusto tempo ma anche fiato e gambe buone. La visita e la contemplazione richiedono infatti di svegliarsi presto al mattino e una volta giunti al sito di camminare ininterrottamente per ore e laddove possibile di arrampicarsi sugli scaloni dei templi, cercando di sfuggire agli scherzi delle scimmie e alla tentazione di indugiare troppo ad osservare il panorama, tra una vegetazione lussureggiante e gli elefanti. Photo© Depositphotos.com

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